Oggi ogni artista con un minimo di disponibilità economica potrebbe auto-produrre il proprio progetto musicale e sfruttare tutti i canali distributivi e promozionali a disposizione sul mercato, digitali e non, per promuovere e vendere la propria musica senza l’intermediazione di una Label.

La realtà e i numeri ci dicono, però, che la via dell’autoproduzione e il web raramente portano ad ottenere risultati significativi e, spesso, anche quegli artisti che hanno ottenuto in tal modo i primi importanti successi scelgono poi di firmare con una Label che abbia le risorse adatte per spingere oltre la loro carriera.

Assumendo quindi che la firma di un contratto discografico sia ancora oggi un buon punto d’arrivo per ogni musicista, focalizziamo l’attenzione sugli aspetti contrattuali di maggiore interesse cui l’artista dovrebbe prestare attenzione per assicurarsi un rapporto proficuo.

La proprietà del master. Contratto Artistico o Contratto di Licenza? La proprietà del master in capo alla Label o all’Artista rappresenta il primo importante spartiacque e determina il tipo di contratto che si andrà a sottoscrivere nonché una serie di conseguenze di cui a breve si dirà.

Il master è la prima registrazione di studio mixata ed equalizzata e, storicamente, era l’originale nastro analogico da cui sarebbero state prodotte tutte le altre copie “slaves”.

Il proprietario del master viene definito dall’ordinamento italiano (art. 78 Legge sul Diritto d’Autore) “Produttore di Fonogrammi” ed è, come recita la norma, quella “persona fisica o giuridica che assume l’iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazione di suoni”. Vale a dire, l’imprenditore persona giuridica o fisica che realizza o fa realizzare a propria cura e spese il master originale.

Quando il proprietario del master è l’Artista, il rapporto con la Label prenderà la forma di un Contratto di Licenza (Record License Agreement) mediante il quale l’Artista stesso, quale proprietario delle registrazioni (recordings), cede alla Label una licenza esclusiva finalizzata allo sfruttamento economico delle registrazioni stesse per un periodo di tempo limitato (solitamente dai 3 ai 5 anni) a determinate condizioni. Scaduto il termine del contratto, le registrazioni contenute nel master torneranno nella piena disponibilità dell’artista che sarà libero di disporne come vuole (per esempio firmando un altro accordo con un’altra Label).

Nel caso in cui, invece, proprietario del master sia la Label ci troviamo di fronte a quello che viene definito Contratto Artistico. In tale rapporto, la cessione dei diritti sulle registrazioni e sul loro utilizzo da parte dell’Artista in favore della Label è, oltre che esclusiva, sempre definitiva (ovvero sino alla caduta in pubblico dominio dell’opera).

In linea di massima, quando è la Label a far realizzare a proprie spese il master originale questa diventa cessionaria definitiva dei diritti di sfruttamento sulle registrazioni e, a fronte di tale cessione, coprirà i costi di registrazione, corrisponderà all’artista un anticipo più sostanzioso e la Royalty sarà definita in una percentuale minore rispetto ai Contratti di Licenza.

In questi ultimi, dove invece è l’Artista (o chi per lui) a far realizzare a proprie spese il master originale, la Label è sgravata dai costi di registrazione, sfrutterà le registrazioni per un periodo di tempo minore e, pertanto, accorderà all’Artista un anticipo meno sostanzioso e una Royalty più alta.

Quale che sia il tipo di rapporto, Licenza o Contratto Artistico, l’accordo fra Label e Artista ha assunto nel tempo un contenuto sufficientemente preciso e comune ad entrambe le categorie. Vediamo dunque quali sono i punti e le clausole contrattuali di maggiore rilevanza per l’Artista.

Anticipo e recupero. La clausola contrattuale che dispone sul punto stabilirà che “l’anticipo, o gli anticipi garantiti, sono recuperabili”. La relativa disposizione in inglese parlerà di “Advance recoupable vs. Royalties”. Secondo questa clausola, se l’etichetta verserà all’artista un anticipo di 20.000 per la firma del contratto, l’etichetta stessa tratterrà per sé i primi 20.000 di introiti derivati dalle Royalties. Il processo appena descritto (trattenere dei soldi per recuperare un anticipo) si chiama appunto recupero (in inglese recoupment) e si dice che l’anticipo è recuperabile dalle Royalties. Quindi, fin tanto che le Royalties percepite dalle vendite non superano il valore dell’anticipo, l’artista non percepirà alcunché al di fuori dell’anticipo stesso.

Salvo rarissime eccezioni il rischio di perdita ricade completamente sulla Label. Nella maggior parte dei casi, infatti, il contratto stabilirà che gli anticipi non sono restituibili e, pertanto, se l’artista non vende abbastanza dischi da coprire l’anticipo il deficit maturato verrà sopportato dall’etichetta.

Cross Collateralization. La stessa clausola in tema di anticipo e recupero stabilirà che “l’anticipo è recuperabile cross su tutte le percentuali maturate dall’artista” o, in inglese, “advances can be recouped under this or any other agreement”.

Supponiamo, ad esempio, che l’Artista riceva un anticipo di 20.000 per il primo disco e 30.000 per il secondo disco: secondo il meccanismo della cross-collateralizzazione si dovranno considerare i due anticipi come un unico anticipo totale di 50.000 e le Royalties generate da entrambi i dischi dovranno coprire questa cifra prima che dalle Royalties medesime possano maturare profitti in favore dell’Artista.

Il concetto è che l’anticipo previsto per ogni disco e/o da ogni contratto può essere recuperato dalle Royalties generate da ogni altro disco e/o contratto. Questo ovviamente non è positivo per l’Artista, ma è comprensibile dal punto di vista di una Label che “firma” un artista progettando un investimento su più album. In ogni caso l’Artista dovrà almeno assicurarsi che la Label non cross-collateralizzi il contratto discografico con le edizioni musicali.

La maggior parte delle etichette cercano di cross-collateralizzare sequenzialmente, ovvero facendo si che l’anticipo di ogni contratto sia recuperabile su quelli presenti passati e futuri e, la clausola spesso e volentieri non è facilmente riconoscibile.

Formule sugli anticipi. I contratti discografici spesso possono prevedere anche delle formule agli anticipi. Le formule sono meccanismi tramite i quali si prevede che l’anticipo per l’album successivo sarà uguale ad una percentuale di tutte le Royalties generate dal disco precedente. Assumendo ad esempio che il primo disco abbia generato Royalties per 100.000 e che il contratto stesso preveda una formula del 60% con riferimento all’anticipo per il secondo disco, allora l’anticipo per il secondo disco sarà di 60.000. La formula ovviamente prende in considerazione solo i ricavi generati in un dato periodo di tempo che solitamente va dai sei ai diciotto mesi dopo l’uscita del disco di riferimento.

Le formule possono anche prevedere un livello minimo per far si che, per quanto male sia andato l’album precedente, l’anticipo per il successivo non sia inferiore a un minimo concordato, e, altresì, un tetto massimo che, a prescindere dalla grandezza del successo del disco precedente, fissi una soglia non superabile. Limite minimo e tetto massimo varieranno nel caso concreto in base al potere di trattativa delle parti.

Aumenti di royalties. È abbastanza comune che nei contratti discografici sia previsto, o si possa prevedere, un aumento di Royalties agganciato all’aumento delle vendite. Ad esempio il contratto potrà stabilire che la Royalty sarà del 18% fino a 25.000 copie effettivamente vendute, del 19% da 25.001 fino a 50.000 e del 20% oltre le 50.001 copie effettivamente vendute. Il contratto potrà prevedere, altresì, che la Royalty dell’Artista per il disco successivo inizi al più alto livello raggiunto dal disco precedente con un limite massimo di aumento fissato dalla stessa casa discografica.

Per gli aumenti di Royalty vengono computate ovviamente anche le vendite digitali del disco e l’Artista potrà provare a chiedere che anche il download digitale del singolo brano venga inserito in tale computo. In tal caso solitamente viene concordato che, per il computo dell’aumento, dieci o dodici download digitali equivalgono ad un album. Anche lo streaming on demand (a pagamento o ad-supported)può essere inserito nel computo dell’aumento e, in questo caso, è ormai globalmente riconosciuto che 1.500 streams equivalgono ad un album.

Promozione e Marketing. La clausola contrattuale relativa agli impegni e agli obblighi che la Label deve assumersi per la promozione è tanto importante quanto l’attività di promozione stessa lo è per il successo di una band: ovvero, fondamentale.

Sul punto è raro trovare nei contratti una enunciazione specifica e analitica delle singole obbligazioni a carico della Label in termini di tempi e modi, ma, spesso, si rinviene solo un obbligo generico relativo allo svolgimento delle principali attività.

Tuttavia, in questa parte del contratto vi sono alcune previsioni che non dovrebbero in alcun modo mancare. In primis, se la Label non dispone di un ufficio stampa interno, sarà bene che l’Artista si assicuri che la clausola relativa alla promozione e al marketing preveda l’obbligo, per la Label stessa, di trovare un accordo con un ufficio stampa esterno per lo svolgimento dell’indispensabile lavoro promozionale.

In secondo luogo, oltre a prevedere la realizzazione di video, art-work, photo-sessions etc., è bene per l’Artista che il contratto preveda una quantificazione monetaria dell’investimento che la Label intende riservare per tali attività con l’indicazione di un importo di spesa complessivo che non potrà essere inferiore ad una determinata cifra.

Opzione. Quando si tratta di firmare Artisti emergenti le etichette insistono spesso per inserire in contratto il diritto di opzione per almeno 4 o 5 album successivi al primo, riservandosi a volte il diritto di uscire dal contratto se il primo album si rivela un fiasco. La Label potrebbe anche subordinare l’esercizio del diritto di opzione sull’album successivo ad un preciso numero di vendite del precedente in termini di risultato. Con artisti di medio livello o particolarmente contesi i contratti solitamente prevedono l’opzione per uno o due album in più rispetto a quelli previsti dal contratto.

Tendenzialmente, anche se la Label tenterà di far firmare l’Artista per più album e prendersi l’opzione per altri dischi, per l’Artista sarà sempre meglio impegnarsi per un numero minore di albumIl meccanismo dell’opzione, infatti, favorisce unicamente la Label: rappresenta unicamente la possibilità per quest’ultima di “scaricare” l’Artista nel caso le cose si mettano male.

In sostanza, tramite l’opzione, l’Artista concede alla Label una chance per uscire dal contratto dopo un album o due e, per tale ragione, l’Artista stesso dovrebbe almeno cercare di ottenere dei benefits se la Label decide  di tenerlo. Questi benefici possono ottenersi negoziando un aumento di royalties per gli album opzionali oppure negoziando, sempre per gli album opzionali, un anticipo maggiore.

Clausole risolutive espresse. Tramite questo tipo di clausole la Label e l’Artista prevedono espressamente che il contratto possa risolversi nel caso in cui una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità previste dal contratto stesso. Come è facile intuire, questo tipo di clausola viene utilizzata a presidio delle obbligazioni più rilevanti per ciascuna delle parti.

Dal punto di vista dell’Artista è bene, in primo luogo, che il contratto preveda l’obbligo per la Label di pubblicare l’album entro una determinata data nel territorio definito dal contratto stesso stabilendo che, in caso di inadempimento, l’Artista possa uscire dal contratto dichiarandolo risolto.

Altresì, clausole risolutive espresse devono essere previste in favore dell’Artista nei casi in cui la Label venga meno ai propri obblighi di rendicontazione e/o pagamento e, ancora, per il caso in cui la Label si trovi sprovvista del distributore e non provveda a stringere un accordo di distribuzione entro un determinato periodo di tempo (quest’ultima disposizione risulta superflua nel caso delle major).

Infine, anche le obbligazioni della Label relative allo svolgimento delle attività di promozione e marketing, data la loro importanza, dovrebbero essere presidiate da una clausola risolutiva espressa in favore dell’Artista.

Curiosità & Aneddoti. Tutti i contratti discografici contengono una clausola che vieta all’Artista di registrare nuovamente le canzoni oggetto del contratto per un certo periodo di tempo dopo la fine del contratto medesimo (solitamente il divieto si estende dai tre ai cinque anni dopo la fine del contratto). Il record per la restrizione di ri-registrazione appartiene alla Decca Records che ha strutturato un accordo ai sensi del quale Bing Crosby ha una restrizione di ri-registrazione perpetua per la canzone “White Christmas”.

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